Gli immigrati, ovvero il futuro della sinistra

E’ chiaro il disegno delle sinistre. Infatti, un atteggiamento così scriteriatamente aperto nei confronti dell’immigrazione non può trovare ragione unicamente in taluni retaggi ideologici. Anche “lor sinistri” calpestano il suolo italico e, per quanto ciechi e sordi, non possono fingere l’inesistenza di molteplici problemi. Ebbene, accantonata l’ipotesi più “alta”, resta da stabilire dove risieda la cocciutaggine degli ex, post e “mai stati” compagni. Fini elettorali ? Non tanto e non solo. La via utilitaristica del do ut des, la quale pretenderebbe che a cotanta simpatia si accompagnasse un pensierino in cabina elettorale nel prossimo futuro, non è poi così realistica. Difficile coniugare una certa concezione “teocentrica”  e maschilista della vita (e della società) del gruppo d’immigrati numericamente maggioritario con il laicismo sinistroide. “Perché mai un mussulmano dovrebbe sostenere chi si batte per emancipazione femminile e matrimoni omosessuali ? “ – si era chiesto l’attuale Presidente della Camera prima di uscire con la sparata sul voto amministrativo agli stranieri.  Fini, mosso come di consueto dal freddo calcolo delle circostanze, lo aveva già capito tempo fa. E allora ? Possibile  che una seppur sgangherata sinistra agisca per partito preso, senza riferimenti ideali, né tornaconti elettorali ? Naturalmente no, sebbene su questo tema siano mancati nel tempo coerenza e linea politica. Di volta in volta, infatti, sono mutati gli argomenti a sostegno dell’accoglienza indiscriminata. Si è passati da uno sfondo terzomondista ed internazionalista ad uno in cui solidarietà, impotenza storica e PIL vanno a braccetto. A fare pendant il diacronico mezzuccio facile facile, consistente nell’agitare, contro  chiunque si ponga qualche dubbio in merito, il terribile spettro del razzismo.

Per chiarire la prospettiva dell’oggi e del domani, occorre percorrere a ritroso le scale della storia. Caduto il muro di Berlino, e sotto di esso l’utopia comunista, la sinistra Italiana non ha saputo reagire se non accodandosi al sistema occidentale e capitalista. Chiaramente, non potendo più regalare alla classe operaia ed ai lavoratori dipendenti il sogno di una società privata della subalternità, ha perso lentamente il contatto con essi, ricercando l’alternativa di consenso altrove. In tal senso, le rivendicazioni femminili, omosessuali, anticlericali, libertarie hanno soppiantato quello che da sempre era stato il cavallo di battaglia della gauche in tutto il mondo. Tuttavia la società nel frattempo  è  cambiata, divenendo più dinamica ed infittendo la sua rete di relazioni interpersonali. La mobilitazione delle masse, però, risulta impossibile quando manca un gruppo sociale di riferimento coeso. Le associazioni, come fattore coagulante, sono molto distanti per efficacia dalle fabbriche e dai quartieri operai.

Fallito dunque il tentativo di sciogliere il rosso nel fucsia e nella fosforescenza dei colori più strani, la sinistra ha bisogno oggi di modificare ancora una volta la propria ragione sociale. Se è vero come è vero che a monte sta sempre il conflitto, quale miglior oggetto politico degli immigrati ? Essi, proletari per antonomasia, si riproducono a velocità impressionante, sono sottopagati, senza tutele sindacali e diritti sociali,  privi del diritto di voto, vivono in quartieri ghetto,  apprestandosi ( se le cose continueranno così ) a raggiungere e superare la quota del 10 % della popolazione: ricordano molto per caratteristiche la classe operaia di inizio secolo.

Ecco dunque svelato il disegno della sinistra: riportare indietro le lancette della storia, affidando il proprio futuro politico alla costruzione di un nuovo blocco sociale di riferimento.

Antonio Del Prete

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